domingo, 9 de diciembre de 2007

 

l'insostenibile leggerezza dell'essere

c'è chi dice che il vento sia leggero...
sarà perchè non si vede, sarà perchè non si controlla e fa paura proprio per la sua imprevedibilità. sarà che crea disordine.
ma il vento travolge. il vento punge, il vento gela. il vento modella la roccia, e indurisce la pelle.
il vento ghiaccia le superfici delle cose, così come sa scaldarle.
ho sempre amato il vento, quello forte.

non ho ancora capito bene se fingo di essere una persona forte, così bene che a volte ci credo pure io, o se in realtà non lo sono ma vorrei esserlo e quindi me ne autoconvinco...
diciamo che per fortuna non m'è mai andato male nulla e che quindi questi discorsi cadono..

ma a volte c'è quella brezza che ti sposta, mica nulla di grave, ma ti senti una fogliolina sbalottata dal vento.
o a volte il vento ti ghiaccia e ti senti forte sotto questo scudo protettivo che ripara ma non scalda..mentre la linfa interna continua a scorrere e a bruciare ristretta nella durezza esterna..

prima o poi il disgelo arriva, l'inverno passerà.
non sono triste, solo un po' scossa...
forse non mi capisco bene, ma si va avanti.

e nel vento non smetto di crederci!

un abbraccio forte!
mery

Comments:
k cos'è successo, mery?sn un po' preoccupata...cmq l'insostenibile leggerezza dell'essere l'ho letto e nn mi è piaciuto...hihi..troppe seghe mentali...
t kiamo presto, se nn oggi domani!
anke te mi sei mancata!
mirta
 
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AlLeVi

L'abbandono

Basta ricordare che siamo fatti di acqua calda, che siamo soffici, liquidi ed elastici. L’abbandono è uno stato difficile a cui non siamo più abituati, perché siamo ossessionati dal controllo a tutti costi dei particolari. L’abbandono invece è partecipazione alla pienezza, una forma di consapevolezza. Come dire: è così chiassosa la storia, nell’infinito silenzio universale, che è inutile aggiungere altro rumore. Dunque è un prendere atto di esistere, di possedere braccia, dita e talento non nostri, di essere in possesso di un’identità che ci è data, così come tutto in noi e attorno a noi ci è donato, ci avanza, trabocca le nostre aspettative: nulla ci appartiene. Allora ecco risvegliarsi in noi l’infantile stupore per ogni cosa, sempre nuova, sempre provvisoria. L’abbandono è una costante primavera, dove tutto continuamente nasce. Inizia dal respiro profondo, lento e sentito come la cosa momentaneamente più importante, come un movimento ampio e complesso, non più involontario, cui segue la perdita dell’espressione facciale, o meglio l’importanza che essa riveste per noi, e questo è davvero difficile: smettere di sentirci immagine esposta al giudizio degli altri, per tornare al valore della nostra unicità. ….
E’ vero, con l’abbandono si sperimenta un piccolo miracolo … il prodigio di lasciar vivere i fiori che ci circondano, di sentire di non aver più paura di nessuno, perché anche la nostra presenza è dono; il miracolo di essere vivi e leggeri.
"...Gli uomini sono soggetti alla Legge delle Tre Lancette. Coloro a cui manca la lancetta dei secondi non sanno mai godere un singolo attimo: essi pensano esclusivamente a ciò che è stato prima e a ciò che verrà dopo, non accorgendosi delle piccole gioie che li circondano. Ad alcuni manca invece la lancetta dei minuti: sono coloro che corrono all'impazzata, gareggiando contro gli attimi; gli stessi che poi di colpo si fermano, delusi di non aver trovato nulla, e lasciano che le ore scorrano una più inutile dell'altra. Ad un terzo gruppo manca invece la lancetta delle ore: essi vivono, si agitano, pianificando appuntamenti e progetti, non sapendo se è notte o giorno, mattina o sera, se sono felici o disperati;guardando la loro vita vedono solo un rotolare di anni pesanti e inarrestabili. L'uomo giusto ha tutte le lancette, più la suoneria quando è ora di svegliarsi..." Stefano Benni, ELIANTO