lunes, 12 de noviembre de 2007

 

notte prima dell'esame...


qualcuno direbbe che ho le farfalle nello stomaco...

in realtà è un'espressione che nasce per gli innamorati, quando pensi o vedi la persona che ti piace e senti le budella che ti si rivoltano contro e iniziano a sfarfallare..

e che io sia innamorata di quel che studio?

beh quando ho la fortuna di trovare una boccata di tempo per stare in pace coi miei libri, direi proprio di si... non credevo di poter gioire tanto per il dono di una mattina intera in biblioteca!!!

amo immergermi nei libri, conoscerne i testi, entrar nelle viscere del racconto, farmi trasportare dal fascino delle parole....cercare di farle risuonare in me, e scoprirne i collegamenti con quello che so...scoprire una logica di fondo, intuitiva, e ritrovarla per caso negli appunti, ed esserne fiera...

oppure annotare i libri, rilegger le annotazioni e stupirsene, approfondire...

continuare a studiare cose nn proprio in programma, per pura curiosità di capire meglio---

forse nnn ho la mentalità universitaria, anzi sicuramente no, ma...leggere diventa vita racconto favola sogno...

e i libri magari si confondono quando sono stanca, ma alcune immagini diventano così vive da confondersi con la realtà..

ragazzi studiare fa male!!!ma a me...aiuta a sognare!

e comunque vada domani...se pure andasse male....saprei bene cosa riguardare....e non credo mi sentirei mai del tutto pronta...

un abbraccio

mery

Comments:
beh..è una forma di vedere le cose..hihihi
in bocca al lupo, mery!
a me mancano le giornate di studio condivise..con l'estassi di santa teresa e la sacra conversazione..k tempi!!
mirta
 
complimenti, mery!!
tvb!!
mirta
 
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AlLeVi

L'abbandono

Basta ricordare che siamo fatti di acqua calda, che siamo soffici, liquidi ed elastici. L’abbandono è uno stato difficile a cui non siamo più abituati, perché siamo ossessionati dal controllo a tutti costi dei particolari. L’abbandono invece è partecipazione alla pienezza, una forma di consapevolezza. Come dire: è così chiassosa la storia, nell’infinito silenzio universale, che è inutile aggiungere altro rumore. Dunque è un prendere atto di esistere, di possedere braccia, dita e talento non nostri, di essere in possesso di un’identità che ci è data, così come tutto in noi e attorno a noi ci è donato, ci avanza, trabocca le nostre aspettative: nulla ci appartiene. Allora ecco risvegliarsi in noi l’infantile stupore per ogni cosa, sempre nuova, sempre provvisoria. L’abbandono è una costante primavera, dove tutto continuamente nasce. Inizia dal respiro profondo, lento e sentito come la cosa momentaneamente più importante, come un movimento ampio e complesso, non più involontario, cui segue la perdita dell’espressione facciale, o meglio l’importanza che essa riveste per noi, e questo è davvero difficile: smettere di sentirci immagine esposta al giudizio degli altri, per tornare al valore della nostra unicità. ….
E’ vero, con l’abbandono si sperimenta un piccolo miracolo … il prodigio di lasciar vivere i fiori che ci circondano, di sentire di non aver più paura di nessuno, perché anche la nostra presenza è dono; il miracolo di essere vivi e leggeri.
"...Gli uomini sono soggetti alla Legge delle Tre Lancette. Coloro a cui manca la lancetta dei secondi non sanno mai godere un singolo attimo: essi pensano esclusivamente a ciò che è stato prima e a ciò che verrà dopo, non accorgendosi delle piccole gioie che li circondano. Ad alcuni manca invece la lancetta dei minuti: sono coloro che corrono all'impazzata, gareggiando contro gli attimi; gli stessi che poi di colpo si fermano, delusi di non aver trovato nulla, e lasciano che le ore scorrano una più inutile dell'altra. Ad un terzo gruppo manca invece la lancetta delle ore: essi vivono, si agitano, pianificando appuntamenti e progetti, non sapendo se è notte o giorno, mattina o sera, se sono felici o disperati;guardando la loro vita vedono solo un rotolare di anni pesanti e inarrestabili. L'uomo giusto ha tutte le lancette, più la suoneria quando è ora di svegliarsi..." Stefano Benni, ELIANTO