lunes, 13 de agosto de 2007

 
altrochè matrix e le sue pilloline.
fare una scelta non è sempre tra cose bella e cosa brutta, tra bene e male.
già così non sarebbe sempre facile scegliere...ma non basta.
no.
ci tocca pure scegliere tra cose che ci piacciono, fare scelte che riguardano persone a cui teniamo.
ed è qui che la mia coscienza piange.
fare scelte è emotivamente difficile, soprattutto per chi non vorrebbe rinunciare mai a nulla, soprattutto per chi ama quello che fa e ci crede.
oggi ho chiamato la mia capo mensa e le ho detto che avevo trovato un altro lavoro. gliel'ho detto col magone, e pure lei, felice per me, ma dispiaciuta di non poter più condividere due risate e un po' di fatica..
tanto da dirmi: se ti stanchi, c'è sempre un posto qui...

...

...et voilà scelta condita da sensi di colpa!!
perchè cavolo deve esser sempre tanto difficile..
perchè cavolo mi affeziono..

e così la decisione è presa, il magone resta. ed ad ogni bivio, l'amarezza di una strada abbandonata.
come diceva calvino nelle sue 'città invisibili', ogni città che nasce ha in sè le città potenziali, 'morte', mai nate...

dovrei essere felice. non ci riesco ancora. magari dopo.


Comments:
ma dai mery!! probabilmente hai fatto la cosa giusta...hai fatto una scelta molto razionale ma a volte bisgona fare proprio cosí..
sn appena tornata a sevilla..t kiamo presto!!baci
 
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AlLeVi

L'abbandono

Basta ricordare che siamo fatti di acqua calda, che siamo soffici, liquidi ed elastici. L’abbandono è uno stato difficile a cui non siamo più abituati, perché siamo ossessionati dal controllo a tutti costi dei particolari. L’abbandono invece è partecipazione alla pienezza, una forma di consapevolezza. Come dire: è così chiassosa la storia, nell’infinito silenzio universale, che è inutile aggiungere altro rumore. Dunque è un prendere atto di esistere, di possedere braccia, dita e talento non nostri, di essere in possesso di un’identità che ci è data, così come tutto in noi e attorno a noi ci è donato, ci avanza, trabocca le nostre aspettative: nulla ci appartiene. Allora ecco risvegliarsi in noi l’infantile stupore per ogni cosa, sempre nuova, sempre provvisoria. L’abbandono è una costante primavera, dove tutto continuamente nasce. Inizia dal respiro profondo, lento e sentito come la cosa momentaneamente più importante, come un movimento ampio e complesso, non più involontario, cui segue la perdita dell’espressione facciale, o meglio l’importanza che essa riveste per noi, e questo è davvero difficile: smettere di sentirci immagine esposta al giudizio degli altri, per tornare al valore della nostra unicità. ….
E’ vero, con l’abbandono si sperimenta un piccolo miracolo … il prodigio di lasciar vivere i fiori che ci circondano, di sentire di non aver più paura di nessuno, perché anche la nostra presenza è dono; il miracolo di essere vivi e leggeri.
"...Gli uomini sono soggetti alla Legge delle Tre Lancette. Coloro a cui manca la lancetta dei secondi non sanno mai godere un singolo attimo: essi pensano esclusivamente a ciò che è stato prima e a ciò che verrà dopo, non accorgendosi delle piccole gioie che li circondano. Ad alcuni manca invece la lancetta dei minuti: sono coloro che corrono all'impazzata, gareggiando contro gli attimi; gli stessi che poi di colpo si fermano, delusi di non aver trovato nulla, e lasciano che le ore scorrano una più inutile dell'altra. Ad un terzo gruppo manca invece la lancetta delle ore: essi vivono, si agitano, pianificando appuntamenti e progetti, non sapendo se è notte o giorno, mattina o sera, se sono felici o disperati;guardando la loro vita vedono solo un rotolare di anni pesanti e inarrestabili. L'uomo giusto ha tutte le lancette, più la suoneria quando è ora di svegliarsi..." Stefano Benni, ELIANTO