jueves, 5 de abril de 2007

 

semana santa

il donC diveva la domenica delle Palme che su di lui la settimana santa fa sempre un effetto strano...la vive, questi 7 giorni lo provano dentro..
mi sembrava esagerato...e invece...
gironi faticosi, pensieri che emergono, mi sento un po' senza guscio...credevo di essere felice...addirittura di iniziare a costruire qualcosa di bello...ma poi l'intonaco cade e si scopre la pietra viva.prima o poi si ricostruirà, ma speravo che i lavori fossero già iniziati..
mi sento un po' un vermicello, nudo e melodrammatico in fase autocommiserativa...
la verità è che i colpi non smettono di arrivare, probabilmente ci sarà sempre una parte in demolizione, ma forse è questo il bello dell'avventura, veder quanto son solide le basi e come cresce la casetta. non ho paura, non sono sola.
solo un po' d'invidia per le case attorno a me che si fanno su in un giorno, e un po' di rabbia per i miei operai che sono un po' pigri e che adorano le sieste...
gimmy diceva che lui da imbianchino lo chiamavan picasso, perchè non una goccia di tinta cadeva sui suoi vestiti, e la casa ne usciva più pulita di prima. quasi quasi lo commissiono!
lasciate perdere, deliri da giovedì.
ma scrivere aiuta, ora ho speranza!

un bacio
e scusate lo sfogo

Comments:
"...non può piovere per sempre allagando le città di lacrime...".
 
di demolizione parla molto la mia tesi..hehe
cmq, dicono k la cosa importante siano "los cimientos", nn so cm si dice in italiano, cmq le basi..
la vita è costruzione e decostruzione continua..ed è uguale per tutti..
fra due gg chiacchiere eterne
mi sei davvero mancata
 
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AlLeVi

L'abbandono

Basta ricordare che siamo fatti di acqua calda, che siamo soffici, liquidi ed elastici. L’abbandono è uno stato difficile a cui non siamo più abituati, perché siamo ossessionati dal controllo a tutti costi dei particolari. L’abbandono invece è partecipazione alla pienezza, una forma di consapevolezza. Come dire: è così chiassosa la storia, nell’infinito silenzio universale, che è inutile aggiungere altro rumore. Dunque è un prendere atto di esistere, di possedere braccia, dita e talento non nostri, di essere in possesso di un’identità che ci è data, così come tutto in noi e attorno a noi ci è donato, ci avanza, trabocca le nostre aspettative: nulla ci appartiene. Allora ecco risvegliarsi in noi l’infantile stupore per ogni cosa, sempre nuova, sempre provvisoria. L’abbandono è una costante primavera, dove tutto continuamente nasce. Inizia dal respiro profondo, lento e sentito come la cosa momentaneamente più importante, come un movimento ampio e complesso, non più involontario, cui segue la perdita dell’espressione facciale, o meglio l’importanza che essa riveste per noi, e questo è davvero difficile: smettere di sentirci immagine esposta al giudizio degli altri, per tornare al valore della nostra unicità. ….
E’ vero, con l’abbandono si sperimenta un piccolo miracolo … il prodigio di lasciar vivere i fiori che ci circondano, di sentire di non aver più paura di nessuno, perché anche la nostra presenza è dono; il miracolo di essere vivi e leggeri.
"...Gli uomini sono soggetti alla Legge delle Tre Lancette. Coloro a cui manca la lancetta dei secondi non sanno mai godere un singolo attimo: essi pensano esclusivamente a ciò che è stato prima e a ciò che verrà dopo, non accorgendosi delle piccole gioie che li circondano. Ad alcuni manca invece la lancetta dei minuti: sono coloro che corrono all'impazzata, gareggiando contro gli attimi; gli stessi che poi di colpo si fermano, delusi di non aver trovato nulla, e lasciano che le ore scorrano una più inutile dell'altra. Ad un terzo gruppo manca invece la lancetta delle ore: essi vivono, si agitano, pianificando appuntamenti e progetti, non sapendo se è notte o giorno, mattina o sera, se sono felici o disperati;guardando la loro vita vedono solo un rotolare di anni pesanti e inarrestabili. L'uomo giusto ha tutte le lancette, più la suoneria quando è ora di svegliarsi..." Stefano Benni, ELIANTO