sábado, 11 de noviembre de 2006

 

12/11

Ghiannis Ritsos,Sera grigia
Mi duole in petto la bellezza: mi dolgono
le luci
nel pomeriggio arrugginito; mi duole
questo colore sulla nube – viola plumbeo
viola repellente; il mezzo anello della luna
che brilla appena – mi duole. Passò un
battello.Una barca; i remi; gli innamorati; il tempo.
I ragazzi di ieri sono invecchiati. Non
tornerai indietro.
Serata grigia, luna sottile, – mi fa male
il tempo.

Alejandra Pizarnik,Chi illumina
Quando mi guardi
i miei occhi sono chiavi,
il muro ha segreti,
il mio timore parole, poesie.
Solo tu fai della mia memoria
una viaggiatrice affascinata,
un fuoco incessante.

Michalis Pierìs Da Lakeba alla City(perdita con profitto)
Eccomi di nuovo. Sono in orario.
Ti aspetto. Eppure, ne sono certo,
non verrai. Ma devo dirtelo
anche se a rimetterci sono ancora io.
In questa
faccenda ho anch’io da guadagnarci.
Questo giorno della mia vita.
Particolare. Ho aspettato
che sorgesse con il tuo pensiero.
La strada che oggi è diventata un’altra.
I battiti del cuore sfuggiti
all’ordine consueto del loro ritmo.
Tutti i prodigi accaduti oggi.
Oggi che ti dovevo incontrare.

Giorgio Caproni,Per lei
Per lei voglio rime chiare,usuali: in -are.
Rime magari vietate,ma aperte: ventilate.
Rime coi suoni fini(di mare) dei suoi orecchini.
O che abbiano, coralline,
le tinte delle sue collanine.
Rime che a distanza
(Annina era cosí schietta)
conservino l’eleganza
povera, ma altrettanto netta.
Rime che non siano labili,
anche se orecchiabili.
Rime non crepuscolari,
ma verdi, elementari.

Alejandra Pizarnik,Le opere e le notti
per riconoscere nella sete il mio emblema
per significare l’unico sogno
per non aggrapparmi mai di nuovo
all’amore
sono stata tutta un’offerta
un puro errare
di lupa nel bosco
nella notte dei corpi
per dire la parola innocente


Blaga Dimitrova Senza amore
Da questo momento vivrò senza amore.
Libera dal telefono e dal caso.
Non soffrirò. Non avrò dolore né
desiderio.
Sarò vento imbrigliato, ruscello di
ghiaccio.
Non pallida per la notte insonne –ma non più ardente il mio volto.
Non immersa in abissi di dolore –ma non più verso il cielo in volo.
Non più cattiverie – ma nemmeno
gesti di apertura infinita.
Non più tenebre negli occhi, ma lontano
per me non s’aprirà l’orizzonte intero.
Non aspetterò più, sfinita, la sera –ma l’alba non sorgerà per me.
Non mi inchioderà, gelida, una parola –ma il fuoco lento non mi arderà.
Non piangerò sulla crudele spalla –ma non riderò più a cuore aperto.
Non morrò solo per uno sguardo –ma non vivrò realmente mai più.

Einar Bragi
Questa chiave
l’ho avuta a lungo
sull’incudine
e ancora
ne sto limando i bordi,
mentre il mio canto
cerca la sua forma,
nella vaga speranza
che possa
ancora
aprire
qualche cara porta:
forse la volta più rossa
del tuo cuore?




SOLO..

Solo
pochi attimi ancora
bolle di acqua emergono
mi opprimono
spero che
sommergano i miei cupi pensieri
e invece borbottano
crudeli
insieme



insieme…
ferita aperta
slabbrata divelta
il tempo passa scorre bavoso
e io sola
lo attendo passare
lo ascolto scivolare
pigro
uggioso
lento lamento
si muove a stento


io bloccata
in questo limbo
equilibrio
instabile
fuori
sommersa
dalla mia non-logica


ho bisogno
di sentirmi amata
per amare appieno



ergo patio




finirà prima o poi
forse
questo travaglio
prima che il mio spirito
e il mio coraggio
si estinguano
o prima che la mia pazienza
scoppi
e io
svanisca
in bolle di sapone


urlo sordo cieco muto



mai udito
lamento
in una goccia
più.


…se non ci sei tu…


Barbapapà nacque in un giardino. Spuntò fuori dalla terra umida come un ortaggio o un fiore. Ma non era né un ortaggio né un fiore: era solo un Barbapapà


Stralci
Splendenti o sbiaditi
Urlati o soffusi
Sfumati
Di vita
Scorrono ruotano
Fanno capriole intorno a me
Ma
Sfuggono
Non rapidi, sembrano quasi
Aspettarmi, aspettare
Che io li veda
Lasciare.
L’impotenza
Di cogliere
L’attimo.
Parole si svuotano,
mani non afferrano
lascio scorrere, lascio cadere.
Forse
Lo voglio
Ma..

Suoni lontani
Riecheggiano come noti
Remoti

Sento lontani
I tempi dell’amore
Irreali fatati idealizzati
Senza ali io per raggiungere
Un sogno che vola

Resto in basso
E non capisco
Perché rifiuto la curiosità di specchiarsi
E guardare oltre..

Paura che l’immagine
Torni indietro vuota
Diversa
O forse semplicemente la stessa…

Sono più forte
O solo più silenziosa
Vorrei ruggire e piango
Dentro fuori intorno
La notte dorme e non se ne accorge
Forse è allergia

Sì..intolleranza cronica e urticante
A me stessa in versione negativa!

Ma un vento caldo annuncerà il risveglio di tempi migliori.
Ogni tanto ti rivedo nelle persone che incontro
nei miei sogni nei miei pensieri
nei miei rimpianti
nei cartelloni per la strada
...
nessun rancore forse rimorso
...
il passato è passato, non lo rincorro
a volte si resta solo nostalgici
di un bel ricordo
e così questo, il cassetto dei ricordi aperto, pensieri passati
condivisi e spolverati
non muffiscono e non feriscono
parole per rimembrare
quel che vorrei rivivere o assolutamente non riprovare!
semplicemente, nessuna pretesa di ritornare,
solo ...non dimenticare

Comments:
dice il vecchio saggio... "il vento sta cambiando"... lo sento, e lo dico da tempo ormai... la parte più difficile è capire se siamo pronti ad affrontare il cambiamento... spesso accadono cose che non vogliamo e non accettiamo, alle quali ci attacchiamo con tutto noi stessi... ma non si fa onore a una persona vivendo e aggrappandosi di ricordi, non è reale, si idealizza una persona, un momento, che sta esclusivamente nella fantasia... è difficilissimo andare avanti, ma la vita è così, se non l'accetti è lei che comunque ti spinge e ti incalza, non aspetta il tuo momento... la scelta è tua, se vuoi lasciarti scorrere il tempo che se ne va da solo buttando all'aria le occasioni (perchè lo sai, si parla di occasioni e basta!) oppure restare incistata in un limbo che non ti porta da nessuna parte, che non ti dà riposo, che ogni volta ti riproietta indietro... mi spiace che tu stia male, tanto, mi spiace soprattutto di non poter fare nulla per aiutarti a reagire!
 
vedria la poesia che pubblicherò io fra un po...jeje troppo moderna, vedrai!! mia sorella Lucia ha dovuto fare il commento...
tvb!!!
 
scusa mery, ho appena letto il commento, che tra l'altro è scritto molto bene...ma stai male???ma che cosa hai??come mai non mi hai detto nulla???va bene, domani ti dedico telefonata a 0.34e!!!!
 
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L'abbandono

Basta ricordare che siamo fatti di acqua calda, che siamo soffici, liquidi ed elastici. L’abbandono è uno stato difficile a cui non siamo più abituati, perché siamo ossessionati dal controllo a tutti costi dei particolari. L’abbandono invece è partecipazione alla pienezza, una forma di consapevolezza. Come dire: è così chiassosa la storia, nell’infinito silenzio universale, che è inutile aggiungere altro rumore. Dunque è un prendere atto di esistere, di possedere braccia, dita e talento non nostri, di essere in possesso di un’identità che ci è data, così come tutto in noi e attorno a noi ci è donato, ci avanza, trabocca le nostre aspettative: nulla ci appartiene. Allora ecco risvegliarsi in noi l’infantile stupore per ogni cosa, sempre nuova, sempre provvisoria. L’abbandono è una costante primavera, dove tutto continuamente nasce. Inizia dal respiro profondo, lento e sentito come la cosa momentaneamente più importante, come un movimento ampio e complesso, non più involontario, cui segue la perdita dell’espressione facciale, o meglio l’importanza che essa riveste per noi, e questo è davvero difficile: smettere di sentirci immagine esposta al giudizio degli altri, per tornare al valore della nostra unicità. ….
E’ vero, con l’abbandono si sperimenta un piccolo miracolo … il prodigio di lasciar vivere i fiori che ci circondano, di sentire di non aver più paura di nessuno, perché anche la nostra presenza è dono; il miracolo di essere vivi e leggeri.
"...Gli uomini sono soggetti alla Legge delle Tre Lancette. Coloro a cui manca la lancetta dei secondi non sanno mai godere un singolo attimo: essi pensano esclusivamente a ciò che è stato prima e a ciò che verrà dopo, non accorgendosi delle piccole gioie che li circondano. Ad alcuni manca invece la lancetta dei minuti: sono coloro che corrono all'impazzata, gareggiando contro gli attimi; gli stessi che poi di colpo si fermano, delusi di non aver trovato nulla, e lasciano che le ore scorrano una più inutile dell'altra. Ad un terzo gruppo manca invece la lancetta delle ore: essi vivono, si agitano, pianificando appuntamenti e progetti, non sapendo se è notte o giorno, mattina o sera, se sono felici o disperati;guardando la loro vita vedono solo un rotolare di anni pesanti e inarrestabili. L'uomo giusto ha tutte le lancette, più la suoneria quando è ora di svegliarsi..." Stefano Benni, ELIANTO